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lunedì 31 luglio 2017

Creta Grauzaria

 
Creta Grauzaria 2065 m.

Note tecniche.

Localizzazione: Alpi Carniche Orientali - - Gruppo Sernio Grauzaria

Avvicinamento: Gemona- Moggio Udinese- Val Aupa.

Dislivello: 1327 m.

Dislivello complessivo: 1335 m.

Distanza percorsa in Km: 14 km.

Quota minima partenza: 707 m.

Quota massima raggiunta: 2065 m.

Tempi di percorrenza. 6 ore escluse le soste.

 In: Gruppo.

 Tipologia Escursione: Selvaggio-alpinistica

Difficoltà: https://www.vienormali.it/images/layout/dif-EE.gif E.E.A- I grado; II grado la paretina iniziale.

Segnavia: CAI 437.

Attrezzature: No.

Croce di vetta: Si.

Libro di vetta: Si.

Timbro di vetta: No.

Cartografia consigliata: Tab 018.

Periodo consigliato: giugno-ottobre

Condizioni del sentiero: Ben segnato e marcato.

Fonti d’acqua: Poco prima del rifugio Grauzaria.

Data: 15 luglio 2017.

 

Il “Forestiero Nomade”

Malfa

 
Relazione:

Anni fa frequentavo spesso la Biblioteca di Spilimbergo, soprattutto il reparto “Montagna e Avventura”, e tra la ricca collezione scoprii il grande alpinista francese “René Desmaison”. Mi colpì il suo modo di scrivere, di mettersi a nudo, riuscendo a coinvolgermi. Lessi il suo capolavoro” “La montagna a mani nude”, libro che cambiò il mio modo di intendere la montagna. Da allora non cerco plauso tramite il consenso, ma anche il dissenso, se quello che si deve scrivere è crudo e fastidioso lo scrivo, la vita non è una bomboniera, ma un caleidoscopio di emozioni, di cui non tralascio il dolore. Dopo questa breve premessa, passo al racconto dell’ultima escursione.

La montagna dà e prende, ed essa decide come e quando. È una regola che scandisce gli eventi, per questo si suol dire che l’escursione finisce solo quando si rientra a casa. L’escursione sul monte della Grauzaria nasce per un desiderio espresso da Gino il Prof. dopo che abbiamo effettuato in inverno l’ascesa sul Sernio. Anche Roberto ha la Grauzaria come sogno non realizzato, quindi ho trovato logico cogliere con un sogno più amici. Ai citati Gino e Roberto, si aggiunge il mitico Stefano (il nostro Apache), e dulcis in fundo due gradite sorprese: Peter, l’uomo delle corde, (amico di Stefano) e Rudy (il nostro Bill the Kid) che, sorprendendoci, ci raggiunge poco prima del Portonat. Se dovessi valutare il gruppo, direi uomini magnifici, armi da guerra, e obiettivamente l’unico anello debole del gruppo è il sottoscritto. Sono i miei amici, e ne sono onorato. La settimana che precede l’escursione, è stata per il sottoscritto, intensa, indimenticabile. Con caparbietà ho fatto il mio primo tremila (la Tofana di Rozes), il primo duemila di dislivello (la Cima dei Preti) e il Canin dalla Val Resia, autentico sentiero per chi ama il mondo selvaggio e il ravanamento ad oltranza. Un tris d’assi niente male, il poker non era previsto. La Grauzaria in passato mi si è dimostrata ostica, raggiunta solo al secondo tentativo, percezione negativa che confermerà anche in questa escursione. L’appuntamento con la compagine è a Moggio Udinese, presso un piccolo Bar. Ci incontriamo e tutto sa di surreale, innanzitutto dall’abbigliamento e dall’aspetto, non abbiamo nulla in comune. Siamo “eterogenei”, e tutto ciò dimostra la forza delle nostre individualità. Preso il caffè ci avviamo per la Val Aupa. Raggiunto il parcheggio, si decide di lasciare gli imbraghi in auto, Peter (il membro del gruppo che ha esperienza con le corde) porta un cordino al seguito. Si parte, manca solo Rudy, peccato! Dopo la sfinge, noto che ho le gambe pesanti, evidentemente sto pagando lo scotto delle escursioni della settimana, rimango indietro al gruppo, li raggiungo al Rifugio Grauzaria. I primi arrivati hanno già preso qualcosa, si prosegue per il Portonat, tra in mughi notiamo una figura che ci precede, pochi metri dopo vedo il gruppo che raggiunge l’omino, e si salutano fraternamente. È Rudy! Il nostro mitico “Billy the Kid”, faccia d’angelo e cuore da leone. Lo saluto, si procede per l’ostico “Portonat”, che io in passato ho paragonato all’inferno. Ci attendono. Ghiaie, sassi e guglie; il quasi verticale macereto è la parte più impegnativa dell’escursione. Il mio passo è costantemente lento, scorgo tra le rocce tre raponzoli, una corda inutile fa da passamano presso una cengetta friabile. In alto i bolli portano a destra, addentrandosi nel ripido e faticoso ghiaione. Alla destra di esso, su una i segni del sentiero alpinistico “Piero Nobile”. Noi proseguiamo per la forcella del Portonat. Superato il faticoso ghiaione, ci ritroviamo a ridosso di una paretina di primo grado e poi si è su. Ora possiamo vedere l’azzurro che sovrasta il Portonat, un esile e facile sentiero in pochi minuti ci porta raggiungere il vertice del canalone. Ampia visuale sulla pianura friulana. Ora abbiamo il tratto alpinistico che porta alla cima della Regina. Una parete segnata secondo grado più, insidiosa, che alcuni del gruppo bypassano alla sinistra dell’attacco. Decido di lasciare lo zaino presso un masso, porto al seguito solo la sacca. Sulla parete mi blocco, la stessa sensazione provata nel 2012, con l’aiuto di Peter riesco a superarla, ma sono turbato nell’animo, presentimento che provo solo su questo tratto;  è molto strano, sono in compagnia di ben cinque esperti, ma la testa in certi frangenti non razionalizza e va altrove. Superata la crisi salgo tranquillo con gli altri, per passaggi e tratti esposti, non mi impressionano, ho riacquistato la concentrazione. Nel gruppo c’è tanto entusiasmo, i passaggi e le cenge sono davvero mirabili, divertenti, poi si procede per tratti, liberi, seguendo i passaggi che si reputano soggettivamente i migliori. Dopo una mezzoretta si arriva in cima: Roberto ha esaudito il suo desiderio, e Gino è felice di questa bella meta. Per gli altri membri del gruppo la gioia sta nel trovare la vetta sgombra da nuvole e nella bella compagnia. Siamo un bel gruppo, gli “Spiriti Liberi”, sono bimbi adulti che si divertono a scalare i monti. Sono buoni nell’animo, altruisti, si respira nell’aria un meraviglioso binomio: Libertà e Amicizia. Dei nuvoloni all’orizzonte ci consigliano di non proseguire per altre mete, ma rientrare al rifugio della Grauzaria. Lungo la discesa proseguiamo tranquilli, foto a gogò. Durante la salita avevo indossati i guanti, stavolta procedo senza, un membro del gruppo mi fa notare che avere anelli alle dita è pericoloso (ne porto due all’anulare della mano sinistra),  con il senno di poi dovevo fermarmi e ascoltare il consiglio. Arrivati sul punto clou per il sottoscritto (la paretina di secondo più), vorrei procedere come per la salita, Peter mi mette una corda sul chiodo, per calarmi in tranquillità. Mi calo, e a mezzo metro dal terriccio appoggio la mano sinistra sulla parete effettuando il saltello in basso, mentre con la mano destra tengo la corda. Qui avviene il dramma, mi ritrovo con una forte lacerazione al dito e vistosa fuoriuscita di sangue, e con la stessa falange roteata di 90 gradi. Grido: << Il dito, il dito. Il dito!>> Roberto accorre con delle bende, mi fasciano il dito, si decide di scendere veloce per l’auto. Effettuo la discesa dal Portonat più veloce della luce, non ricordo nulla del tragitto, a parte il colore del dito che è pallido. La mente vaga, e pensa di tutto, dalle peggiori alle migliori conseguenze. Presso il rifugio, due membri del gruppo si staccano, procedo senza fermarmi verso il parcheggio. Il dito sembra riprendere colore, non ho perso la sensibilità. Raggiunto il punto sosta delle auto, si parte, procedendo velocemente verso il primo pronto soccorso, decido per Tolmezzo, naturalmente guida Roberto. L’amico, che di solito è, alla guida sembra Michael Schumacher, effettua il percorso tra Moggio e l’ospedale di Tolmezzo, in un tempo record, tale da ottenere la pole. Lo osservo, e penso che è una bella fortuna avere degli amici, poco dopo mi raggiunge anche Gino. All’interno del pronto soccorso non ho nemmeno il tempo di spiegare l’accaduto che mi ritrovo ricoverato e ben curato. Sarò sottoposto a un intervento chirurgico di un’ora e trenta. Nell’assopirmi per l’anestesia scherzo con il personale sanitario, io decanto i monti e la gente della Carnia, e loro il mare e la gente della Sicilia. Finito l’intervento mi ritrovo nella bella suite, con la finestra-balcone che dà sui monti tolmezzini. Amariana, Piciat, San Simeone, Verzegnis, sono tutte cime conosciute. Dopo le coccole dei familiari, amici e personale dell’ospedale, arriva la sera, con la buona nuova che presto ritornerò sui monti, più carico di prima, e senza anelli. Mi addormento con lo sguardo rivolto alla finestra da dove ammiro la cresta del Piciat. Il mattino dopo il sole illumina la stanza, sono sereno, apro la portafinestra, mi affaccio sui tetti di Tolmezzo, battezzando il complesso sanitario ”bivacco”. Memore che tutta questa avventura presto sarà solo un brutto ricordo, saluto i monti con un arrivederci, e pensando alle nuove mete.

Il “Forestiero Nomade”.

Malfa.
































































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