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lunedì 11 luglio 2022

Col Merende (solo Claudio) -Tiarfin Est-Crodon dei Puntioi e la forcelletta del Monte Tudaio Ovest da casera Razzo-


Col Merende (solo Claudio) -Tiarfin Est-Crodon dei Puntioi e la forcelletta del Monte Tudaio Ovest da casera Razzo-

 

Anteprima di una selvatica cima posta al centro di uno degli anfiteatri più affascianti delle alpi Carniche.

 

 

Localizzazione: Alpi Carniche- Alpi Tolmezzine- Gruppo Giogaia del Bivera- Massicci del Tiarfin e Bivera.

 

Avvicinamento:         Lestans-Pinzano-Cornino-Tolmezzo - villa Santina – Ovaro- Val Pesarina –Casera Razzo-

 

Regione: Veneto-Friuli- Venezia Giulia

 

Provincia di: - BL-UD

.

Dislivello:  1130 m.

 

Dislivello complessivo:1200 m.


Distanza percorsa in Km: 18, 7.


Quota minima partenza: 1739 m.

 

Quota massima raggiunta: 2399 m.

 

Tempi di percorrenza escluse le soste: 7 ore

In: coppia

 

Tipologia Escursione: selvaggio-escursionistica-panoramica

 

Difficoltà: escursionistiche

 

Tipologia sentiero o cammino: -sentiero segnato-traccia poco battuta. ghiaioni eterni

 

 

Ferrata-

 

Segnavia: CAI 208

 

Fonti d’acqua: no

 

Impegno fisico: alto

Preparazione tecnica: bassa

Attrezzature:

 

Croce di vetta: no

Ometto di vetta: si

Libro di vetta: istallato barattolino spiriti liberi sul Tiarfin e sul Crodon dei Puntoi

Timbro di vetta: no

Riferimenti:

1)               Cartografici: IGM Friuli – Tabacco 02
2) Bibliografici:
3) Internet: 

2)               Periodo consigliato: tutto l’anno

3)                

4)               Da evitare da farsi in:

Condizioni del sentiero:


Consigliati:

 

Data: sabato 09 luglio  2022

Il “Forestiero Nomade”
Malfa

 

Nella settimana che precede l’escursione sul Tiarfin,tra Claudio e il sottoscritto, c’è un intenso e continuo lavoro di consultazioni. La clausola dell’accordo  prevedeva che: dopo aver messo piede sulla cima del Tiarfin orientale ci incamminassimo per la vicina cresta del Crodon dei Puntioi, e se avessimo deciso di fare qualche esplorazione in più sarebbe stato tutto grasso che cola.

Con l’amico ci diamo appuntamento alle prime ore del mattino, presso la sua abitazione di montagna, sita nella meravigliosa Val Pesarina. Il giorno dell’escursione, visto la giornata propizia, volo verso la Carnia, transitando velocemente nella valle che ospita Ovaro, da dove posso ammirare le bianche rocce che dominano il regno della Val Pesarina. Pochi minuti ancora e raggiungo l’abitazione di Claudio. Trasbordo la mia attrezzatura sulla sua auto,  prendiamo un caffè  e una volta pronti partiamo per Casera Razzo.

 Nella nota località di arrivo ci aspetta una temperatura frizzantina, quindi, ci approntiamo procedendo coperti, fino alla sella inerbita da dove si stacca il sentiero per il Col Merende. Per aumentare il numero di conquiste dell’amico cedo l’onore di fare una visita di cortesia al colle, mentre io me ne sto in basso in compagnia degli zaini, e fotografando i variopinti paesaggi e fiorellini. Appena Claudio giunge dalla visita al Colle iniziamo a ravanare per ghiaie, dirigendoci alla forcella Tiarfin, la medesima che precede la valle omonima. Dalla forcella ammiriamo , con un solo colpo d’occhio un’infinità di bianca e lucente roccia, che da sola basta rimunerare  le fatiche finora affrontate. Continuiamo il cammino procedendo  per  la prima meta, il Tiarfin Est. Una traccia ben marcata tra gli sfasciumi della roccia lambisce il versante occidentale del  Tiarfin Orientale, fino a che scorgiamo degli ometti, gli stessi ci guideranno  alla cresta inerbita che unisce la cima est a quella centrale del Tiarfin. Dalla sella ammiriamo la meravigliosa mole del Tiarfin di Mezzo, di seguito decidiamo di eclissare gli zaini presso un masso, e procedere leggeri come piume al vento fino alla vicina vetta orientale. Cavalchiamo una dolce cresta, fino al superamento di un salto, ma nulla di impegnativo visto che non poggiamo mai le mani sulla roccia. Un bel ometto corposo ci aspetta sulla quota 2399 metri, la prima meta è in tasca, per il sottoscritto un felice rientro dopo sette anni. Dopo aver istallato il libretto per i viandanti ci godiamo il paesaggio. Fatte le foto di rito, ammiriamo la magnifica cresta che degrada in modo vertiginoso a oriente. Godiamo del momento, e decidiamo di ritornare agli zaini, stavolta procediamo per la seconda meta, scendendo nel vallone detritico posto tra il Tiarfin stesso e la cresta del Crodon dei Puntioi. Dopo aver navigato tra zolle d’erba e roccia macerata raggiungiamo il crinale che conduce alla nostra seconda meta. Lasciamo gli zaini in un cantuccio, e proseguiamo liberi come farfalle fino alla massima elevazione del Crodon, 2292 metri, dove, in onore di Artemide, erigiamo un ometto e nello stesso serbiamo il Santo Graal, ossia, il contenitore del libro di vetta per gli Spiriti liberi. Questo pulpito panoramico è notevole, da esso sono centinaia e centinaia le vette che ammiriamo, alcune conosciute e visitate di persona, molte note e tante le sconosciute. Lo sguardo spazia sino alla vicina Austria, dove alcune catene montuose sono ancora imbiancate. Dopo la foto di gruppo (solo noi due) si rientra , risalendo l’erto pendio, prima tra le ghiaie e di seguito tra le zolle, che ci riporta alla sella del Tiarfin, dove ci aspettano un colorito e vivace  gruppo di escursionisti. Tra spiriti liberi si fraternizza velocemente, e con essi procediamo fino a sotto la Forcella Tiarfin: noi per riprendere il sentiero 208, e loro per altre ambite mete. Presso la stessa forcella che immette nel vallone effettuiamo una prima pausa ludica per recuperare le energie. Claudio rimane basito nel vedere il mio porta banana di ultima generazione, esattamente  4 punto zero made in China. Ripreso il cammino, e visto che è meriggio, e abbiamo ancora tante ore di luce, decidiamo di continuare l’avventura  senza il Signor Bonaventura, andando a curiosare dalle parti del Tudaio Ovest. Ma prima ci fermiamo a conversare in Forcella Tiarfin, con dei maturi escursionisti con al seguito una cagnetta, anch’essa veterana dei monti.

Il sentiero che conduce al Tudaio Ovest è sempre il 208, che ben presto abbandoniamo, iniziando l’ascesa verso l’inerbita  e vasta forcella Piova in direzione del ripidissimo pendio che sale alle pareti del Tudaio che noi abbiamo ribattezzato “Sudaio”. Presso l’unico masso, bianco e luminoso, posto lungo l’erto scoscendimento,  lasciamo gli zaini, e tentiamo di scoprire cosa ci attira lassù tra le rocce bianche. Risaliamo prima il ripido prato, e di seguito, tra ghiaie instabili, entriamo dento un canalino che ci porta a una forcelletta: a sinistra  ammiriamo la cresta degradante del Tudaio, mentre a destra si erge una paretina instabile di primo grado più che denominiamo da subito il muro del pianto. Io dopo aver testato la roccia per un paio di metri, declino, mentre Claudio si spinge sopra di altri 5 metri, ma,  anch’egli titubante, abbandona i propositi di conquista. Calcolando i danni di un‘eventuale caduta, decidiamo di far tramontare  i propositi d’ascesa. A posteriori, nelle rispettive abitazioni,  scopriremo che eravamo a soli pochi metri dalla vetta occidentale del Tudaio.  Rientriamo, cercando , come tutti e in queste situazioni, il lato positivo della mancata conquista, ma con il passare dei minuti la sconfitta brucia; un modo di pensare poco vicino a Ethelbert Talbot, della diocesi di Bethlehem, Central Pennsylvania, ispiratore del noto motto di Pierre de Coubertin “ l’importante non è vincere ma…!  Durante il rientro all’interno della Busa del Tiarfin, decidiamo di percorrere una traccia, non sempre leggibile, che taglia i ripidi pendii, ben 60 metri più alta del sentiero percorso all’andata. La stanchezza inizia a fare il suo corso, la lancetta del mio serbatoio  delle energie  è sul rosso fisso. Piano e  con prudenza, raggiugiamo la Casera Razzo, dove le nostre fatiche hanno termine. Una volta pronti si rientra, sino al  campo base di Claudio, dove ci aspetta un fresco succo di frutta e il suo meraviglioso Neil, il gatto color crema, dall’aspetto sornione e filosofico, che sicuramente si sarà chiesto:<< Come mai gli umani ambiscono a raggiungere il cielo, quando in basso si sta tanto bene? Per essere felici basta una ciotola di croccantini, una d’acqua e delle coccole.>>

Il Forestiero Nomade.

Malfa.

 


































































 

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